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Uno dei concetti più difficili da comprendere e da accettare della Meccanica Quantistica è la dualità onda-particella. La meccanica quantistica, infatti, sostiene che ogni particella, pur essendo corpuscolare, e quindi seguendo le leggi della meccanica newtoniana, è allo stesso tempo anche un’onda, e quindi segue le proprietà della fisica ondulatoria. È un concetto molto strano, come fa una cosa ad essere sia un’onda che una particella allo stesso tempo? Se dal punto di vista teorico quest’idea è molto complessa, il metodo per vederlo coi propri occhi è di semplicissima realizzazione, e lo può fare chiunque a casa propria. Anzi, al giorno d’oggi chiunque lo può fare con risultati molto più soddisfacenti di Young, che dà il nome al relativo esperimento. Si può anche vedere il risultato con Esperimento della doppia fenditura. L’idea è che se prendiamo un pannello con due fenditure, una sorgente luminosa da una parte e una lastra fotografica (o ancora meglio, un sensore digitale) dall’altra possiamo verificare questa dualità.

 

Chiudendo una delle due fenditure, la luce la attraverserà, andando ad incidere sulla lastra fotografica lasciando un’immagine unica. In questo senso la luce si è comportata seguendo la meccanica newtoniana, come se fosse composta da palline che attraversano una porta aperta. Dopo questa osservazione, aprendo entrambe le fenditure, uno si aspettarebbe di vedere la luce distribuita uniformemente attorno a due zone più luminose di fronte alle fenditure. Invece non si osserva niente di tutto ciò. Quello che si vede è ciò che viene chiamato “pattern di interferenza” con delle strisce più luminose alternate a strisce buie (a seconda che l’interferenza sia costruttiva o distruttiva). Questo comportamento è tipico di un’onda (pensate per esempio a cosa vedreste lanciando due sassi nello stesso momento in un lago) e dimostra come la luce sia effettivamente anche un’onda. Continua a leggere

I perduti amori della salvia e l’odio dell’edera. Una ricerca americana: le piante hanno una vita sociale.

Una scoperta incredibile, che porta in sé il seme della rivincita: i «pollici verdi», che fino a oggi hanno affettuosamente dato nomi a cactus, gardenie e rose, e hanno allestito serre con musica classica, convinti dell’utilità delle sinfonie di Beethoven per rendere le giornate di fiori e piante meno stressanti, finalmente potranno rivalersi su quanti finora li hanno presi per pazzi.

Secondo lo studio di una ricercatrice, Susan A. Dudley, ecologa evolutiva delle piante, che lavora all’Università McMaster di Hamilton, nell’Ontario, il mondo vegetale, proprio come quello animale, avrebbe, infatti, «una vita sociale segreta».La ricerca, cominciata l’anno scorso e resa nota dalla rivista «Biology Letters», non lascia dubbi: ci sono piante capaci di riconoscere i «parenti», altre che crescono più rigogliose, se accanto hanno specie simili e altre ancora, dal carattere impossibile, che aggrediscono chi sta loro vicino per prepotenza e per «antipatia». Le prove scientifiche, in pratica, descrivono un comportamento vegetale tutt’altro che immobile e passivo, ma fatto piuttosto di percezioni e interazioni con il mondo circostante. Continua a leggere

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