Canada, primavera di sangue. Video shock dall’Ifaw sulla caccia alle Foche

Fonte:www.ilcambiamento.it  

In occasione dell’apertura della caccia alla foche che è avvenuta la settimana scorsa in Canada, l’International Fund for Animal Welfare (IFAW) ha immesso nel web un nuovo video per denunciare il governo canadese. Il filmato testimonia le diverse violazioni compiute dai cacciatori sulle coste di Newfoundland e del Labrador; ancora una volta l’organizzazione smentisce l’assenza di crudeltà, attesta la violazione del regolamento e il mancato controllo da parte delle autorità competenti.

L’IFAW è stata fondata nel 1969 per contrastare il commercio dei cuccioli di foca in Canada e sono i primi video girati nel 1981 dal fondatore Brian Davis a far conoscere a livello mondiale la mattanza dei cuccioli di foca dal manto bianco. Dalle immagini emerse una verità allora sconosciuta che sconvolse l’opinione pubblica.

 Le associazioni animaliste e gli attivisti iniziarono una dura battaglia per contrastare e boicottare i prodotti canadesi. Nel 1987 il governo canadese vietò la caccia ai cuccioli dal manto ancora bianco; stabilì invece che si possono cacciare i cuccioli non appena la loro muta cambia (circa dodici giorni dopo la nascita) in quanto da quel momento sono totalmente ‘indipendenti’ (in verità ancora non sanno nuotare per cui sono prede facilmente avvicinabili).

 La gestione della caccia alle foche, secondo la legislazione canadese, è regolamentata e controllata affinché gli animali siano uccisi in modo ‘umano’. I cacciatori devono seguire una procedura stabilita nel 2005 suddivisa in tre tappe: stordimento/uccisione dell’animale, constatazione della perdita di coscienza e abbondante sanguinamento. Le tre tappe dovrebbero essere rispettate per evitare che le foche vengano scuoiate vive.

Sheryl Fink, la direttrice della campagna caccia alle foche dell’IFAW, ha dichiarato: “Abbiamo le prove che la procedura in tre fasi per assicurare una morte umana non viene seguita; abbiamo documentato con il nostro video l’uccisione di cuccioli di appena tre settimane di vita, abbandonati sul ghiaccio, con la pelle intatta. È una evidente violazione della legge, uno spreco inaccettabile e non etico di fauna selvatica”.

 La Fink accusa anche il governo di non effettuare i dovuti controlli. “Se i cacciatori di foche ignorano totalmente le regole in nostra presenza, possiamo immaginare cosa accade quando le telecamere sono lontane”, dichiara la Fink. Negli ultimi cinque anni l’IFAW ha filmato almeno 660 violazioni, documentando con i suoi video shock gli abusi commessi, la crudeltà di questa caccia e la violenta morte a cui vanno incontro questi animali.

Le foche vengono bastonate con un apposito strumento (hakapick) di 70 cm di lunghezza, arpionate con un uncino metallico situato all’estremità dell’arma, trascinate sul ghiaccio dove agonizzano per diversi minuti prima di essere uccise o di essere scuoiate vive come spesso accade. Un team internazionale di veterinari indipendenti condusse nel 2001 un’indagine; dal rapporto emerse che il 42% delle foche erano state scuoiate vive e il 40% erano state colpite ripetutamente prima di morire.

 Il governo canadese difende questa orrenda attività giustificandola con motivazioni economiche, sociali ed ecologiche. Sostiene che per le comunità costiere del Canada, la caccia alle foche non solo è tuttora parte della loro tradizione culturale ma è vitale per la loro economia e per il loro sostentamento. Inoltre, la loro caccia è indispensabile per tutelare l’ecosistema; le foche consumando grosse quantità di pesce e mangiando spesso le esche dalle trappole, causano enormi danni alle attrezzature per acquicoltura e pesca.

Se è pur vero che le popolazioni Inuit cacciano le foche da sempre è altrettanto vero che nella loro storia non è mai esistito un mercato di prodotti di foca. Sappiamo bene, in realtà, che se questa attività venisse praticata solamente dalle popolazioni autoctone per provvedere alla propria sussistenza, l’impatto sulle popolazioni di foche in termini quantitativi sarebbe assolutamente limitato.

 Dietro queste banali scuse si nasconde una caccia per fini commerciali, si nascondono gli spregiudicati interessi di chi ha trasformato l’economia locale degli Inuit in un commercio internazionale che richiede vere e proprie stragi di cuccioli di foca per il commercio di prodotti di diverso genere.

 La loro pelliccia è utilizzata per capi d’abbigliamento, per decorare pareti o realizzare souvenir. Il loro grasso è utilizzato per le calzature in pelle, specialmente per gli scarpini da rugby o per le scarpe da trekking e nelle gare di podismo dagli atleti per proteggersi mani e viso dal freddo. I loro genitali sono sempre più ricercati dai paesi asiatici per incentivare la produzione di afrodisiaci; centinaia di foche vengono uccise illegalmente esclusivamente per il loro pene. L’olio di foca, inoltre, viene sempre più utilizzato come olio di cottura nella ristorazione, per la produzione di farmaci e alimenti dietetici in quanto ricco di grassi Omega 3 (celati sotto le sigle di EPA e DHA), negli alimenti per gli animali o come integratore per i cavalli da corsa e nella produzione di saponi.

Sebbene l’Europa abbia vietato con il Regolamento UE 1007/2009 (entrato in vigore il 20 agosto 2010) il commercio dei prodotti derivati dall’uccisione delle foche, il governo canadese e i cacciatori non stanno affatto gettando la spugna. Se da un lato le popolazioni indigene insieme al Fur Institute of Canada, Canadian Seal Marketing Groupe e altre associazioni interessate allo sfruttamento della pelliccia continuano ad attaccare il suddetto Regolamento affinché venga annullato (hanno presentato due ricorsi entrambi rigettati dalla Corte di Giustizia UE), dall’altro cercano di aggirare il danno arrecato dal divieto europeo (che ammonta a circa oltre cinque milioni di euro) orientandosi verso i paesi asiatici.

 In particolare, lo scorso gennaio la Cina ha aperto le porte all’importazione dei prodotti derivati dall’uccisione delle foche. Le associazioni animaliste cinesi si stanno battendo per annullare l’accordo preso con il governo canadese e per far si che il loro governo segua l’esempio della decisione presa dall’Unione Europea.

 L’Italia è stata tra i primi paesi europei a vietare questo commercio e ad adottare immediatamente sanzioni per chi viola il Regolamento comunitario: l’arresto da tre mesi ad un anno o l’ammenda da 5.000 a 100.000 euro per chi produce, commercializza, esporta o introduce nel territorio nazionale prodotti di foca.

 Noi europei dobbiamo essere grati al legislatore comunitario in quanto ha riconosciuto che “le foche sono esseri senzienti che possono provare dolore, angoscia, paura e altre forme di sofferenza” e quindi, rilevando che “La caccia alle foche ha suscitato vive preoccupazioni presso il pubblico e i governi sensibili al benessere degli animali (…)”, al fine di “(…) eliminare gli ostacoli al funzionamento del mercato interno mediante l’armonizzazione a livello comunitario dei divieti nazionali (…)” ha disposto il divieto di qualsiasi attività con finalità commerciali che abbiano come oggetto di lucro prodotti derivati dall’uccisione delle foche.

Tuttavia, nonostante le piccole vittorie ottenute a livello europeo, la caccia alle foche continua. È necessaria un’azione politica internazionale per contrastare la loro caccia e per attivare i controlli sul posto da parte delle autorità competenti. Spedisci anche tu la lettera al governo canadese per fermare la mattanza dei cuccioli di foca.

Date importanti

 1972 Gli Stati Uniti vietano l’importazione e l’esportazione di tutti i prodotti derivanti da mammiferi marini, foche incluse.

 1987 Il Governo canadese vieta la caccia ai cuccioli dal manto ancora bianco.

 2005 Il Parlamento austriaco condanna all’unanimità la caccia alle foche e chiude la chiusura del mercato.

 2006 Il Messico bandisce l’esportazione e l’importazione dei prodotti derivanti da mammiferi marini, foche incluse.

 2007 Il Belgio chiude il commercio dei prodotti di foca; il Parlamento belga vota all’unanimità una legge che vieta l’importazione dei prodotti derivati dalle foche.

 2010 Entra in vigore il Regolamento UE 1007/2009 che vieta in Europa il commercio di prodotti derivati dalla caccia commerciale delle foche.

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