I RAGGI COSMICI SONO ACCELERATI DA ‘MOTORI SCONOSCIUTI’.
La pioggia di particelle che bombarda la Terra ad energie altissime e’ generata, nel cosmo, da motori ancora sconosciuti. Finora si credeva che a ”spingere” le particelle, o raggi cosmici, fossero la gigantesche onde d’urto generata dall’esplosione delle supernovae, ma l’esperimento Pamela ha dimostrato che devono esistere anche altri acceleratori cosmici.
Questo risultato, una vera e propria rivoluzione per l’astrofisica, e’ pubblicato nell’edizione online di Science. Coordinato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e condotto in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), l’esperimento internazionale Pamela (Payload for Antimatter Pamela (Payload for Antimatter Matter Exploration and Light-nuclei Astrophysics) si basa su uno strumento lanciato nel 2006 a bordo del satellite Resurs-DK1.
La sua caratteristica unica e’ la possibilita’ di analizzare le caratteristiche dei raggi cosmici senza il disturbo dell’atmosfera e di conoscere cosi’ in dettaglio queste particelle misteriose e importantissime: conoscerle significa poter capire qualcosa in piu’ su oggetti misteriosi come l’energia oscura e la materia oscura che insieme costituiscono ben il 95% dell’universo.
Pesante quasi 5 quintali, alto 1,3 metri con una base quadrata di 75 centimetri di lato, Pamela e’ composto da un grande magnete corredato da numerosi rivelatori che riconoscono le particelle che compongono i raggi cosmici e che ne misurano flusso ed energia.
In questo modo Pamela ha dimostrato per la prima volta che le particelle che compongono i raggi cosmici, come i protoni e i nuclei di elio, non sono accelerate nello stesso modo alle alte energie.
Differenze inaspettate, che hanno sorpreso i ricercatori perche’ hanno messo in crisi la teoria finora piu’ accreditata, secondo la quale il ”motore” che accelera i raggi cosmici e’ l’onda d’urto generata dall’esplosione delle supernovae.
”Secondo questa teoria tutte le particelle dovrebbero essere accelerate nello stesso modo, ma i dati di Pamela dimostrano che le cose non stanno cosi”’, ha osservato il responsabile dell’esperimento, Piergiorgio Picozza, dell’Infn.
Le particelle dei raggi cosmici ricevono quindi spinte diverse da motori diversi: e’ evidente, ha detto Picozza, che ”l’ipotesi della supernova, da sola, non basta piu”’.
Sul tappeto ci sono gia’ le prime ipotesi sull’identita’ dei nuovi acceleratori cosmici: potrebbero essere generati dalle novae, enormi esplosioni nucleari causate dall’accumulo di idrogeno sulla superficie di una nana bianca, oppure da supernovae di diverse dimensioni.
Al momento, comunque, la natura di questi motori cosmici ”resta un mistero”, ha detto Picozza. Trovare una spiegazione, ha aggiunto, ”sara’ compito dei fisici teorici, che adesso hanno finalmente a disposizione dei numeri”. Soddisfatta anche la responsabile dell’Unita’ per l’Esplorazione e osservazione dell’universo dell’Asi, Barbara Neri: il risultato, ha detto, ”e’ molto importante per la comprensione dell’origine dei raggi cosmici, che rappresenta uno dei grandi enigmi della scienza moderna”.

 

FONTE ANSA
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