La fine è il mio inizio: il Senso della Vita secondo Terzani.                    

Instancabile viaggiatore, amante delle più disparate culture, grande amante dei fatti, della verità e infine della vita. Dall’Italia al Giappone, dagli Stati Uniti al Sud Africa, per poi imbarcarsi alla volta di un’Asia ancora sconosciuta: Cina, Cambogia, Vietnam, Laos, India. Da giornalista di guerra a inviato di pace. Stiamo parlando di Tiziano Terzani, uno dei più noti, stimati e amati giornalisti italiani.

Dopo sette anni dalla sua scomparsa esce il film tratto dall’omonimo romanzo, uscito postumo nel 2006, “La fine è il mio inizio”. Un grande omaggio a quello che Terzani stesso ha sempre considerato una raccolta di tutte le sue più importanti memorie e riflessioni di tutta una vita, raccolte e pubblicate per lui da suo figlio Folco. Il primo aprile, dunque, arriverà sul grande schermo quello che è già stato un grande successo editoriale.

Come lui stesso descrive in un’intervista: «Il libro è la storia di uno che ha già fatto la “strada” e che a quelli che vengono dopo, con la malattia, con un acciacco, con una disgrazia o con un dolore, dice “Attento lì c’è una buca, gira a sinistra se ti riesce e dinanzi a un bivio di una strada che va in basso e una che va in alto, prendi sempre quella che va in alto, ti troverai sempre meglio”».

L’ultimo periodo della vita di Terzani è stato incentrato, infatti, nella ricerca interiore, in seguito alla scoperta di un male incurabile:

«Viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere e ora avevo preso la malattia come un altro viaggio: un viaggio involontario, non previsto, per il quale non avevo carte geografiche, per il quale non mi ero in alcun modo preparato, ma che di tutti i viaggi fatti fino ad allora era il più impegnativo, il più intenso», come si legge nel suo libro “Un altro giro di giostra”.

Tiziano decide così di non lasciarsi guidare dalla paura e dall’angoscia di morire e di non cadere nelle trappole della medicina, inseguendo una cura, quanto piuttosto una “guarigione”, intesa come ricostituzione dell’equilibrio. E la guarigione l’ha infine trovata, riuscendo a riassumerla con una sola parola: “armonia”. Armonia degli opposti e armonia della vita, accettazione del mistero della vita e della morte. Con grande serenità e ironia in una delle sue ultime interviste dichiara:

«Mi incuriosisce di più morire, mi dispiace solo che non potrò scriverne».

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