LA VITA E LA MORTE
Fonte:
di Daniela Bortoluzzi
per Edicolaweb

Gli uomini di scienza di tutto il mondo sono tutti consapevolmente ignoranti su un argomento fondamentale: la vita. E per vita non intendo solo quella umana, ma mi riferisco a tutte le possibili forme nel cosiddetto Universo. Basti pensare che nessuno sa cosa sia il Cosmo, la sua dimensione (infinito?), la sua struttura, ecc.. per non parlare del ruolo umano all’interno di esso. Benché incessanti ricerche e sofisticate tecnologie abbiano permesso di compiere passi da gigante in ambito scientifico, per quanto riguarda conoscere l’origine della vita e dei suoi meccanismi siamo ancora nella nebbia più fitta, a parte tutta una serie di ipotesi destinate a rimanere tali. Conseguentemente all’ignoranza sulla vita (“mistero della vita”), esiste anche quella sulla morte (“mistero della morte”). Un individuo che vive senza sapere chi è, da dove è venuto e dove andrà dopo aver lasciato il corpo, è come un marinaio colto da amnesia e per giunta senza bussola! Come si fa a vivere così? Quando molti anni fa ho iniziato a chiedermi: “Chi sono? Da dove vengo? Dove andrò?”, mi sono chiesta anche cosa fossi venuta a fare “qua”… e mi sono resa conto che le risposte non potevano pervenirmi da una religione piena di dogmi e di lacune. A quel punto le mie investigazioni mi hanno portato, in senso lato, in molti posti. Dopo essere partita dall’Egitto e dai “Libri di Thot”, i mitici archivi della Conoscenza nascosta, e aver toccato molti “porti”, sono “approdata” all’India e di conseguenza ai Veda, le più antiche Sacre Scritture del mondo, e mi sono fermata là. Avvicinandomi in punta di piedi alla filosofia vedica, alla quale attinse lo stesso Gesù, ho individuato molte verità che gli antichi hanno lasciato per noi – oggi – in grado di svelare dubbi e colmare svariate lacune della Scienza “moderna”. I VEDA Queste Scritture, considerate sacre, si devono ai “rishi” dell’antichità, mistici-profeti ai quali esse sono pervenute da piani superiori di coscienza (che si trattasse di un’ispirazione divina o altro, resta il fatto che anche altri profeti, tra cui Enoch e Mosè, furono ispirati a scrivere i loro libri allo stesso modo e in situazioni analoghe). Benché non si conosca la data esatta di compilazione, si ritiene che i Veda, scritti in sanscrito, risalgano ai tempi della civiltà Arya – quindi ad almeno 7000 anni fa – come stanno dimostrando le recenti scoperte archeologiche della mitica Valle del fiume Sarasvati, che retrodatano di vari millenni la cosiddetta civiltà dell’Indo, confermando quanto è da tempo sostenuto da molti ricercatori, e cioè che la fine di questa civiltà si deve alla siccità che prosciugò il gigantesco fiume e non a un’invasione cruenta degli Ariani. Nella cultura indù i fiumi, con le loro acque, erano divinità femminili portatrici di vita, pertanto l’Himalaya da cui provenivano, era un’area sacra. È interessante come il monte Kailas (1), la montagna più sacra del mondo – luogo di provenienza dei Veda e residenza degli dèi “venuti dal cielo” – fosse chiamato “Paradesha” (Paese Supremo), una parola sanscrita praticamente identica al termine biblico “Paradiso”, la cui radice è evidentemente la stessa. Nei Rig-Veda, considerati i più antichi (2), è scritto che dal Kailas nasceva il fiume Saravasti (notizia confermata anch’essa dalle recenti scoperte di cui sopra); Saravasti era anche la dea delle nascite, della conoscenza e della verità. Nelle Upanishad, i principali testi della filosofia Vedanta, è l’aspetto femminile di “Brahman”. Si tratta quindi della “Shakti”, la Madre Divina, la Forza Creatrice, il Cosmo… e tralasciando volutamente le analogie con la Genesi delle varie tradizioni religiose, è straordinaria l’affinità tra le antichissime dottrine di questa corrente filosofica e le moderne scoperte della Fisica, inclusa quella quantistica. BIG BANG A livello cosmico “tutto” – quindi anche la vita o i suoi presupposti – ha iniziato con un’esplosione di energia, il “Big Bang”, e attraverso una continua trasformazione di energia in materia (la celebre equazione di Einstein E = mc2, mostra come la massa si possa trasformare in energia e viceversa), ha continuato ininterrottamente ad espandersi e evolversi in forme e materie diverse (creando varietà di vita) secondo le condizioni. Il processo è stato lunghissimo in quanto all’inizio si sono materializzate solo le particelle elementari. Questa è la tesi evoluzionista, che esclude qualsiasi tipo di caratteristica divina in questa energia. E mentre la scienza ortodossa si limita a prendere atto di un evento casuale, per quanto eccezionale, per i ricercatori spirituali il grande scoppio-vibrazione primordiale, il Big Bang appunto, è il momento in cui l’UNO si è manifestato materialmente e consapevolmente dando inizio a tutto.. quel TUTTO-UNO di cui siamo parte. E comunque siamo d’accordo sul fatto che all’inizio il Verbo, l’OM, la vibrazione primordiale, sia stata la prima manifestazione dell’UNO. Vista però l’eccezionale varietà ottenuta nella formazione-creazione di molteplici tipi di vita – in cui l’uomo è “diverso” da tutto il resto “che riesce a vedere e percepire con i suoi sensi” – deve per forza sorgere il legittimo sospetto che ci sia sfuggito qualcosa! Che ruolo ha la Coscienza, nel Big Bang? Secondo gli evoluzionisti, quella con la “c” minuscola è una caratteristica maturata lentamente ed evidente a partire dall’Homo Sapiens, quanto all’altra, quella con la “C” maiuscola, semplicemente non esiste. La vita, dal punto di vista scientifico, è un caso. Ma poiché il caso non esiste, credo alla Scintilla Divina (l’Anima) provocata dalla Coscienza Suprema (Purusha) mentre “osserva” la Natura (Prakriti). Ecco perché la Scintilla Divina indivisa dall’UNO e nascosta alla Coscienza individuale, contiene tutte le facoltà divine allo stato potenziale. E noi siamo “quello”, non il corpo! Questo “matrimonio mistico” è riconosciuto dalla Scienza fin dai tempi più antichi: i “rishi” raccontano come “Purusha” e “Prakriti” – il principio maschile e quello femminile che in altre culture antiche riconosciamo in Adamo ed Eva, Yang e Ynn, Osiride e Iside, ecc. – si unirono per creare la vita. “Un tempo eravate UNO, poi siete divenuti due; ma divenuti due, cosa dovete fare, ora?” (Vangelo di Tommaso, Paragrafo 11) Il vero Big Bang continua a verificarsi ogni qual volta viene fecondato un ovulo femminile, reiterando la vita. Ciò è dovuto al fatto che tutti gli esseri nascono da “Prakriti” (“il ventre dell’Eterno”, come si legge nel “Vedanta”) e dal “Purusha” (il Padre che genera). Passiamo dall’iniziale fase di feto a quella di neonato, bambino, adolescente, ragazzo, uomo, vecchio… e poi? Dopo questa evoluzione, “Purusha” – l’Essenza, l’Energia, la Coscienza – esce dalla “forma” umana in cui non era mai stato separato da se stesso. “Prakriti” ha esaurito il suo compito. La Coscienza individuale lascia il corpo assieme alla Mente, che continua ad essere attiva come prima per un certo periodo di tempo prima di “spegnersi” – comportandosi come una lampadina quando manca l’energia elettrica. La Scintilla Divina, l'”Atman”, rientra nella Luce Divina da cui non era mai stata separata. Sparita la Mente, cessa l’illusione, “Maya”… in quel momento c’è la Luce Divina e la vera beatitudine. Siamo a Casa… eppure non ce ne eravamo mai allontanati. Perché dunque avevamo paura di morire? La Mente, creatrice delle condizioni e degli eventi e quindi indispensabile per la sopravvivenza umana, dovrebbe teoricamente aiutarci a risolvere il problema della paura della morte, ma non può… essendo parte del problema! La Mente crea l’illusione di essere il corpo e di essere separati dall’UNO… Perché l’uomo ha paura di morire? Innanzitutto, perché pensa erroneamente di essere l’involucro e non l’anima che lo abita per un certo periodo trasformandolo in uno Spirito intelligente, poi per il fatto di essere l’unica creatura terrestre consapevole di dover morire, e infine perché crede che con la morte finisca tutto o, nel migliore dei casi, che dovrà staccarsi definitivamente da tutto quello che ama. Il senso di impotenza e di non-rassegnazione, sommato alla paura dell’ignoto, fanno della morte un incubo. La coscienza di dover morire genera la paura della morte e non fa bene né alla vita, né alla morte… né peraltro impedisce all’uomo di attaccarsi alle cose e alle persone. Il non-attaccamento, atteggiamento indispensabile in una visione di non-morte, non può convivere con la paura di morire. Ecco perché la cosa più importante da fare nella vita è studiare e capire tutte le sue fasi, compresa la morte… in modo da non averne più paura. La morte non è la fine della vita ma una sua fase. Lasciare il corpo fisico significa uscire dall’involucro in cui eravamo abituati a vivere e che ci ha permesso, cambiando-evolvendo giorno dopo giorno, di sperimentare le fasi dell’esistenza terrena, ossia della vita comunemente intesa, più specificatamente quella vissuta durante lo stato di veglia. La morte non è un episodio misterioso e pauroso, dovremmo esserci già abituati! Moriamo quando ci addormentiamo e anche quando ci svegliamo. L’unica differenza è che non ci sveglieremo mai più in quel corpo, perché la vita continua in uno stato di coscienza-dimensione diversa: all’inizio non ci si accorge nemmeno di averlo abbandonato, in quanto un corpo molto più sottile continua a vedere, toccare, ascoltare, camminare, a percepire odori e rumori, proprio come succede quando sogniamo. La Mente non vuole rinunciare alla sua attività e tenta ancora di influenzare il Conscio usando i ricordi prima di passare alla fase successiva, simile al sonno profondo, in cui siamo immersi nella totale pace. È il momento in cui l’Oceano (“Purusha”) è immobile e le microscopiche gocce che lo compongono (noi) non credono più erroneamente di essere separate da esso (uno stato di consapevolezza senza pensieri raggiungibile con la meditazione trascendentale). Freud, che dai sogni dei pazienti traeva preziose informazioni estraendole dal subconscio, pur avendo capito la loro importanza, ma non aveva mai compreso in quale “luogo” si manifestassero. Oggi la Scienza riconosce finalmente, grazie alla Fisica Quantistica, l’esistenza di una multi-dimensionalità che rende abbastanza obsoleta la parola Uni-verso… LA MENTE E L’ANIMA Resta il fatto che la Mente fa funzionare il Conscio, influenzandolo – quindi agisce durante la vita – e si trasforma, integrandosi, con le memorie a livello inconscio. Questo aspetto distingue una Mente individuale, cioè il flusso dei propri pensieri, e una Mente Cosmica, che “gestisce” tutti i flussi mentali sia del Conscio che dell’Inconscio e ne conserva le memorie. In questa banca-dati cosmica, che si trova nel “campo” eterico che avvolge il nostro mondo, “Akasha”, è possibile attingere con specifiche tecniche di coscienza alterata (trance, ipnosi, meditazione, droghe, ecc.). La Mente non ha forma, non si dissolve con il corpo e l’attività del pensiero continua anche dopo la morte fisica. Il flusso dei pensieri non è sinonimo di consapevolezza e l’uomo non è quasi mai consapevole della forza e del potere della sua Mente, la cui attività è in grado di creare forme-pensiero, impressioni, emozioni, impulsi e fenomeni di ogni tipo o le condizioni per manifestarsi. L’ANIMA Si potrebbe pensare che “Purusha” sia l’anima, ma non può essere così. Infatti i “rishi” avevano già a disposizione altri due termini sanscriti (“Jiva” e “Atman”) per riferirsi all’anima. Poiché “Jiva” sottintende l’Anima individuale e “Atman” quella universale, “Purusha” è quindi l’Essere, l’Energia Divina, il Sé Superiore, la Fonte che dà vita all’Anima, all'”Atman”, la Scintilla Divina scaturita dal “Purusha” stesso da cui non è separata, il “noi” che in realtà non esiste. Per questo siamo Dio. Non bisogna cadere nel tranello della Mente, che fa di tutto per farci credere di essere “noi”. La Mente non è neppure il nostro Sé, sia ben chiaro! Né dobbiamo pensare che il cervello sia la centrale elettrica della nostra Energia (le esperienze di pre-morte dimostrano che la Coscienza individuale non si trova nel cervello). Come al solito, le paure ancestrali dell’uomo sono legate innanzitutto alla non-conoscenza e alle conseguenti imposizioni psicologiche esercitate da chi detiene il Potere su questo pianeta. Gesù disse: “La Verità vi renderà liberi”, ricordate? Eppure, dopo 2000 anni, l’uomo è ancora prigioniero della sua ignoranza, nonostante il suo progresso tecnologico e la sua presunta “conoscenza”… l’uomo nasce e rinasce infinite volte, e rivive ogni volta le stesse esperienze fino al momento in cui non si renderà conto che non vive per rinascere, ma per sperimentare il vero compimento della vita. Non bisogna aver paura di morire, ma di nascere! Il triplice aspetto dell’UNO è Padre-Madre-Spirito: Padre Divino, Madre Divina e Spirito Santo. “Purusha” è la Coscienza Universale che tutto pervade e in tutto permane: è anche lo Spirito, la forma effettiva di Dio che si manifesta nei cinque Elementi (terra, acqua, aria, fuoco ed etere) per mezzo della Madre Divina. E poiché la manifestazione è parte indivisibile della sostanza originale, l’uomo è “Quello”. È l’Assoluto. Non è mai nato e quindi non può morire.Note: 1. Una delle montagne della catena himalayana. 2. Gli altri sono: Yajur-Veda, Sama-Veda e Atharva-Veda.

Annunci