Memoria Aliena Attiva

Alla base della nostra idea c’è un fenomeno naturale, molto studiato negli ultimi anni per le implicazioni in alcune patologie e ipotetiche future terapie. Parliamo del microchimerismo un fenomeno per il quale una piccola quantità di cellule o anche DNA estraneo circola o vive nei tessuti di un individuo. Questo fenomeno è attualmente oggetto di molte ricerche perché alcuni studi suggeriscono che queste cellule “estranee” contribuiscono allo stato di salute del loro ospite, generando spesso malattie autoimmuni.

Studi recenti suggeriscono che ciascuno di noi sia provvisto, oltre che di migliaia di miliardi di cellule che discendono dall’uovo fecondato, anche di un gruppetto di cellule provenienti da altri individui, geneticamente diversi. Questo fenomeno può essere causato da interventi esterni come trasfusioni e/o trapianti effettuati sia nelle nostre strutture che in quelle aliene, ma anche in maniera meno invasiva, infatti già nell’utero ne riceviamo tutti un’infusione da nostra madre. Le donne che vivono una gravidanza ne raccolgono un campione dall’embrione in via di sviluppo.

Il tessuto che collega madre e figlio non è una barriera impenetrabile, anzi deve permettere il passaggio di materiali necessari allo sviluppo del feto. La cosa particolare è che sembra che queste cellule migranti possono persistere nel loro nuovo ospite e risiedere stabilmente in vari tessuti [1].

I primi ritrovamenti di queste cellule estranee risalgono al 1893, quando Georg Schmorl, un patologo tedesco, ha trovato materiale di origine fetale all’interno dei polmoni di donne morte di pre-eclampsia (un disordine ipertensivo della gravidanza) [2]. Questo tipo di microchimerismo è definito fetale (FMc).

Durante gli anni ’60 e ’70, altri ricercatori hanno dimostrato la presenza di leucociti fetali nella circolazione materna, soprattutto attraverso la scoperta di cellule maschili, con il cromosoma Y, in donne incinte di un figlio maschio [3,4,5,6].

Ci sono anche studi sul ritrovamento di cellule di origine materna nei figli. Le prime evidenze di questo microchimerismo materno (MMc) vengono da lavori che dimostrano la presenza di metastasi transplacentari di melanoma della madre [7,8].

Negli anni ’90 si scopre che queste cellule “estranee” sopravvivono indefinitamente anche in individui in buona salute e non soltanto in soggetti con problemi al sistema immunitario. Studi precedenti avevano, infatti, mostrato che le cellule materne possono sopravvivere a lungo in bambini affetti da immunodeficienza combinata grave, una condizione in cui gli individui colpiti mancano di alcune cellule essenziali, specializzate nel combattere le infezioni. Gli scienziati avevano presunto che la persistenza del microchimerismo in questi bambini fosse dovuta appunto alla loro malattia, e che un sistema immunitario normale avrebbe distrutto ogni eventuale cellula materna che continuasse ad annidarsi nella prole. Questa convinzione è cambiata quando alcuni ricercatori hanno scoperto cellule materne in alcuni adulti con un sistema immunitario normale, uno dei quali aveva quarantasei anni. In un’altra ricerca si sono trovate cellule maschili in una donna che aveva partorito un figlio maschio ben ventisette anni prima [9].

La scoperta del microchimerismo a lungo termine implicava che alcune delle cellule “migranti” originarie fossero cellule staminali, o loro immediate discendenti.

La presenza di cellule materne nei figli è, già per la nostra scienza ufficiale, una medaglia a doppia faccia, poiché può causare danni in alcuni casi, ma anche essere utile in altri. L’aspetto negativo è che le cellule materne possono contribuire ad alcune malattie tipicamente classificate come autoimmuni, il che significa che il sistema immunitario scatena il proprio arsenale contro i propri tessuti. Alcuni esempi sono: la dermatomiosite giovanile, un disturbo autoimmune che colpisce principalmente pelle e muscoli; il lupus neonatale, che si ritiene originato, almeno in parte, dall’attività distruttiva di determinati anticorpi che, dal sistema circolatorio della madre, arrivano fino al feto, ponendo il neonato a rischio per tutta una serie di problemi, il più grave dei quali è un’infiammazione cardiaca che ne mette in pericolo la vita. Nel diabete di tipo 1 (insulino-dipendente) invece, se in un primo momento, si pensava che durante la gravidanza alcune cellule materne si inserissero nel pancreas del feto, si differenziassero in cellule beta (che producono insulina) e finissero per diventare il bersaglio di un attacco immunitario, in studi successivi si è visto che esistevano cellule materne in pancreas di individui sani, ciò ha portato a pensare, che lo scopo di queste cellule fosse il tentativo di rigenerare l’organo malato. Alcuni scienziati stanno pensando di potere usare il microchimerismo a fini terapeutici [10].

Anche la presenza di cellule del feto nella madre è come una medaglia a due facce. La maggior parte delle malattie autoimmuni colpisce più le donne degli uomini e generalmente colpisce donne nel quarto, quinto o sesto decennio di vita cioè dopo che molte di loro hanno avuto almeno una gravidanza e spesso è passato il tempo in cui si potrebbero incolpare le fluttuazioni ormonali cicliche. L’altra faccia della medaglia è stata notata già settanta anni fa, quando il premio Nobel, Philip S. Hench, osservò che l’artrite reumatoide spesso migliora, e a volte svanisce del tutto, durante una gravidanza, per poi tornare a farsi sentire pochi mesi dopo il parto [11].

In altri lavori si è dimostrato che queste cellule “estranee” erano presenti in biopsie o autopsie ottenute da molti tessuti diversi (fegato, tiroide, cervice, cistifellea, intestino, milza, linfonodi, cuore e reni) [12,13,14,15].

Ci sono molte ricerche che riguardano il traffico cellulare feto-madre nei topi e nelle scimmie [16,17], ma il lavoro più interessante è quello in cui si sono trovate cellule fetali nel cervello della madre [18]. Queste scoperte sollevano un’intera serie di questioni di grande interesse. Per esempio: c’è un’influenza delle cellule materne nello sviluppo del cervello? E’ possibile sfruttare il microchimerismo per il trattamento delle malattie neurodegenerative? E di cosa è fatto il sé psicologico di ciascuno di noi, se il nostro cervello non è proprio tutta “roba nostra”?

Al momento esistono solo studi su ratti per quanto riguarda la possibilità che cellule “estranee”, di provenienza materna per il figlio e di provenienza fetale per la madre, possono passare la barriera ematoencefalica e che vanno a disporsi in zone ben precise del cervello. Questo è molto interessante per la nostra ipotesi, poiché queste cellule “estranee” possono aggregarsi e dare vita a una sorta d’impianto cellulare estraneo e costituire una MAA. Ciò potrebbe essere possibile sia in un feto in via di sviluppo, tramite la migrazione di cellule di origine materna, in qualche modo anche programmabili per un fenomeno di migrazione, sia in una donna, prelevata per l’innesto di un feto di origine ibrida umana-aliena. Dagli studi si è visto che bastano anche poche settimane di gestazione per rintracciare le cellule fetali nella madre.

Noi pensiamo che queste cellule “aliene” prediligano l’epifisi o ghiandola pineale che si trova nell’epitalamo nella parte posteriore del tetto del terzo ventricolo, nel nostro cervello.

L’epifisi contiene neuroni, neuroglia e cellule secretorie, detti pinealociti, che producono l’ormone melatonina a partire da molecole del neurotrasmettitore serotonina. Fibre collaterali provenienti dalle vie visive entrano nell’epifisi e influenzano la produzione di melatonina, che è minore durante le ore di luce e maggiore di notte.

Sono state ipotizzate varie funzioni per la melatonina.

  • Inibizione delle attività riproduttive. In alcuni mammiferi la melatonina rallenta la maturazione degli spermatozoi, ovociti e organi genitali riducendo la secrezione di GnRH (Gonadotropin Releasing Hormone, ormone liberante gonadotropine). L’esistenza di questo effetto, nell’uomo, resta da dimostrare, ma vi sono indizi che possa intervenire nel dettare i tempi di maturazione sessuale. Per esempio, i livelli di melatonina diminuiscono alla pubertà e i tumori pineali, che comportano la perdita della secrezione della melatonina, causano pubertà precoci nei giovani.

  • Protezione contro i danni derivati dai radicali liberi. La melatonina è un antiossidante assai efficace che potrebbe proteggere i neuroni del Sistema Nervoso Centrale dai radicali liberi come l’ossido nitrico (NO) o il perossido d’idrogeno (H2O2) normalmente prodotti nei neuroni attivi.

  • Determinazione dei ritmi circadiani. Poiché l’attività della pineale è ciclica, la ghiandola potrebbe essere coinvolta nel mantenimento dei ritmi circadiani di base, cioè le variazioni quotidiane nei processi fisiologici che seguono un andamento regolare. L’aumentata secrezione di melatonina in condizione di oscurità ha suggerito che l’ormone ne abbia un ruolo primario nel causare il disordine affettivo stagionale. Questa condizione è caratterizzata da variazione dell’umore durante l’inverno in persone che vivono a latitudini elevate dove l’illuminazione solare è scarsa o assente.

La ghiandola pineale produce anche altri neurotrasmettitori, l’armalina e la pinolina (7MeOThBC e 6MeOTnBC, 7 o 6 metossi-tetraidro-beta-carbolina rispettivamente). La quantità di pinolina prodotta è uguale a quella della melatonina e sembra sia il “catalizzatore” dei sogni.

Dagli studi di Ananda Bosman [19,20], un musicista e ricercatore che vive in Norvegia, sono documentati svariati effetti della pinolina e della derivata armalina sulla leucemia, nella protezione contro il deterioramento cellulare causato dall’esposizione alla radioattività, come antifungino, come stimolante del sistema immunitario, nella protezione contro l’intossicazione e l’avvelenamento cellulare (es. da cianuro), con le sue significative proprietà antiassuefazione e i suoi effetti di lucidità nei morbi di Alzheimer e Parkinson. L’attività della ghiandola pineale è molto importante per la regolazione del ritmo circadiano di tutti gli organi corporei e quindi molto probabilmente di tutti gli altri bioritmi evidenziati in un nostro precedente articolo [21]. La pinolina catalizza la mitosi cellulare e attiva la replicazione del DNA vitale, oltre ad essere la vera sostanza dei nostri sogni.

Al settimo anno di età la nostra epifisi incomincia a calcificarsi e la sua produzione ormonale, che tra le tante cose ci mantiene giovani attraverso la melatonina, ha un brusco calo già dopo i dodici anni fino a dimezzarsi verso i quarantacinque.

Immagine tratta da Scienza e Conoscenza

Secondo Bosman ci si può aiutare mediante l’ingerimento di una quantità essenziale dell’amminoacido triptofano, che si trasforma sia in pinolina che melatonina (un metodo naturale è il buon bicchiere di latte caldo prima di andare a dormire, vecchio consiglio della nonna). Questo amminoacido induce un ritmo cerebrale  di 8 Hz, frequenza di Schuman e della replicazione del DNA, e quindi induce la ghiandola pineale, al centro dei due emisferi cerebrali, alla stessa frequenza, stimolando una produzione quasi immediata di melatonina e pinolina. Nei suoi lavori, Bosman, dimostra che la struttura molecolare della pinolina ha una frequenza magnetica nucleare di 8 Hz. Questa induzione di onde cerebrali a 8 cicli al secondo è anche l’intervallo finestra di massima creatività riscontrato negli artisti, nei musicisti, nei poeti e nei visionari.

Esistono delle prove che dimostrano come il corpo pineale venga diretto verso la corteccia visiva, trasformando le diverse onde (tra l’infrarosso e l’ultravioletto, quindi il visibile) nei rispettivi rappresentativi visivi, come fanno i nostri occhi. In altre parole i sogni e i simbad potrebbero essere “visioni del DNA”.La DMT o 5Metossi-N-metile-(,N-trimetilene) triptamina, è un derivato della triptamina usata come droga allucinogena, ma è anche prodotta in minime quantità dalla ghiandola pineale durante la fase REM dei sogni. E’ stata scoperta dal gruppo di J.E. Macor nel 1992 e successivamente studiata dal gruppo di D. Nichols della Purdue University nei tardi anni ’90. Questa sostanza produce risposte allucinogene in animali con la stessa potenza dell’allucinogeno derivato dall’amfetamina (DOI) [22].La ghiandola pineale è l’unica struttura del corpo in grado di trasdurre segnali elettrici in secrezione ormonale provenienti dall’ambiente sociale ed universale.

Su un numero della rivista New Scientist si legge un interessante articolo intitolato “La ghiandola pineale è la sede dell’anima?”. Gli autori partono dall’idea di Renè Descartes che nel 1649 affermava che la ghiandola pineale era la sede dell’anima. Tutto si basa su scansioni con la risonanza magnetica (MRI) del cervello di volontari, in cui si nota che, durante la meditazione, l’area che circonda la ghiandola si attiva.

Jyh-Horng Chen dell’Università Nazionale di Taiwan a Taipei, uno degli autori, afferma che non esiste la definizione scientifica dell’anima, ma dai loro studi emerge una correlazione tra l’attivazione della pineale e la meditazione. Ciò potrebbe avere delle profonde implicazioni nella comprensione della fisiologia della mente, dello spirito e dell’anima.

Chen e i suoi collaboratori hanno preso le scansioni MRI del cervello di undici uomini e nove donne mentre praticavano una meditazione. Da questi dati sembra risultare che le aree delle loro ghiandole pineali erano molto attive durante la prima fase, quando i praticanti recitavano un mantra silenziosamente e provavano a mantenersi nella giusta “frequenza” mentale per prolungare la fase di rilassamento.

La funzione principale di questa ghiandola è la secrezione di melatonina, un ormone che regola l’orologio biologico. Chen pensa che potrebbe avere un ruolo nella “serenità” intrinseca della spiritualità.

Ma non tutti ne sono convinti. Bruce O’Hara dell’Università del Kentucky a Lexington, afferma di essere scettico in merito a ciò data la completa evidenza della complessità della ghiandola [23].

Le nostre idee si spingono molto oltre, perché pensiamo che queste cellule “aliene” contenendo DNA alieno funzionino da “antenne” per la trasmissione e la ricezione d’informazioni. Questa ipotesi si basa anch’essa su studi fatti abbastanza recentemente da fisici come Albert Fritz Popp e altri.

Popp pensa che l’evento biologico primario alla base della vita, e anche delle alterazioni che portano alla malattia, sia un evento fisico di natura elettromagnetica. Per lui, l’elettromagnetismo ha un ruolo fondamentale nella sfera biologica degli esseri viventi, in quanto sostiene che l’emissione di biofotoni (energia luminosa debole e permanente) da parte dei tessuti viventi, fatto ormai comprovato e dimostrato, consente di comprendere il passaggio d’informazioni sia dentro la cellula che tra cellula e cellula, e noi azzardiamo a dire anche fuori, informazioni indispensabili per avviare i processi del metabolismo che regolano la crescita delle cellule stesse, la loro rigenerazione e differenziazione, i processi biochimici, enzimatici e l’informazione genetica e chissà quali altre informazioni.

Il corpo umano è costituito da miliardi di cellule che comunicano fra loro, per organizzare il corretto funzionamento. Si coordinano e trasportano, non solo biochimicamente, ma anche attraverso un preciso linguaggio in codice, biofotoni, tramite il quale costituiscono gli organi, gli apparati e tutte le funzioni che rendono possibile la vita fisica e mentale. Secondo Popp, questi biofotoni nascono dal nucleo cellulare che emette un campo elettromagnetico e funziona come una “stazione ricetrasmittente” che guida ogni processo cellulare (interno ed esterno) attraverso una comunicazione che viaggia alla velocità della luce, consentendo il coordinamento praticamente istantaneo fra le varie parti dell’organismo [24].

Secondo Grazyna Fosar e Franz Bludorf, autori del libro “L’intelligenza in rete nascosta nel DNA” edita da Macroedizioni, il trasferimento d’informazioni può andare al di là del tempo, dello spazio e addirittura più veloce della luce, come riportato da alcuni studi di Gunter Nimtz e Raymond Chiao [25,26 e 27].

Nel loro libro gli autori parlano di una teoria, per noi molto importante, di Matt Pitkanen [28] secondo la quale il DNA non serve solo a produrre proteine nelle cellule e quindi a strutturare l’organismo. Secondo l’autore dei cunicoli spaziotemporali magnetici si fissano su sequenze di questa potente biomolecola fungendo canali di comunicazione. Siamo in procinto di trovare il rapporto tra gravitazione e coscienza e chissà cos’altro. Secondo questa teoria il cosmo non è più un “movimento meccanico ad orologeria”, ma qualcosa d’infarcito fino al midollo di forze coscienti.

Importante da questo punto di vista sono gli studi di Pjotr P. Garjajev e Vladimi Poponin [29]. Questi scienziati hanno irradiato un campione di DNA con luce laser, ottenendo sullo schermo, un modello ondulatorio. Quando allontanavano il campione, questo modello non spariva, anzi rimaneva una struttura regolare, come se ci fosse ancora un campione materiale (effetto DNA fantasma).

Già all’inizio degli anni ’80 un biologo inglese Rupert Sheldrake [30], dell’università di Cambridge, formulò la teoria dei campi morfogenetici, secondo cui ogni essere umano, o meglio ogni essere vivente, lascia una traccia invisibile della propria esperienza.

Secondo Fosar e Bludorf il DNA può immettere i propri dati in rete, richiamare dati da essa ed entrare in contatto con altri utenti di questa rete, proprio come Internet (chissà se i nostri cari amici tecnologicamente più evoluti non conoscano molto bene il funzionamento di questa rete, mentre noi ne siamo volutamente tenuti fuori). Alla luce di questa interessante teoria sarebbero spiegabili molti fenomeni paranormali e anche possibili meccanismi utilizzabili da chi li conosce certamente meglio di noi.

Un’altra applicazione molto importante sarebbe la coscienza di gruppo, cioè la possibilità di far agire insieme in maniera coordinata gli individui di un gruppo di animali o persone e secondo noi, anche far fare cose a singoli individui…

Secondo gli autori questa ipercomunicazione porterebbe a una fusione fra lo spirito di gruppo e l’individualismo, un’ipotetica forma sociale in cui gli individui, pari fra pari, lavorano per il tutto ottenendo così prestazioni più elevate di quanto non fosse possibile ai singoli esseri umani, irretiti in tutti i nostri conflitti e in tutte le nostre gelosie. I cunicoli spaziotemporali che si fissano alle molecole di DNA fungono da canali di comunicazione; grazie all’effetto tunnel le informazioni possono essere trasmesse attraverso questi canali. Da questo punto di vista è molto interessante un altro nostro articolo dal titolo “Memoria e DNA”, dove quelle modificazioni, non nella sequenza ma nella struttura, potrebbero essere lette come quei cunicoli spaziotemporali che si fissano al DNA [31].

Da numerosi studi appare che il DNA sia molto più lungo di quanto sembrerebbe essere utile, ma esso deve essere così lungo perché in effetti viene usato anche per qualcos’altro oltre che per la semplice sintesi proteica. Il DNA non è, infatti, solo una copia cianografica per la composizione di un organismo, ma in senso più ampio è anche un deposito di informazione e un organo di comunicazione.

Secondo il biofisico Popp sembra che il nostro corpo non solo emana luce, ma è in grado anche di assorbirla dall’ambiente. Quindi nel nostro corpo c’è qualcosa in grado d’immagazzinare energia luminosa e sembra che questo qualcosa sia il nostro DNA, che grazie alla sua forma di doppia elica sinuosa rappresenta un’antenna elettromagnetica ideale. Da una parte si sviluppa in lunghezza ed è quindi un’antenna ad asta in grado di ricevere molto bene gli impulsi elettrici; dall’altra, vista dall’alto, ha una forma circolare e pertanto un’ottima antenna magnetica.

Quindi in ogni nostra cellula c’è uno strumento dalle elevate prestazioni, un microchip da 3 gigabit di memoria che è in grado di assimilare informazioni elettromagnetiche dall’ambiente, magari in forma diversa. Chissà se qualcuno che conosce meglio queste caratteristiche del DNA, perché lo ha costruito apposta così per fungere da “esca” per “qualcosa” di molto importante, non sia altrettanto abile nel manovrarlo con delle “semplici” interazioni elettromagnetiche, poiché viviamo in un mondo fatto di frequenze (tra cui molte naturali, altre meno!!!).

Tutti ciò potrebbe spiegare quanto si legge in un simbad [32] riguardo alle unità psico-neuro-cibernetiche (PNC) formate da cellule neuronali prelevate dal cervello alieno e trapiantate nel cervello umano, magari attraverso il meccanismo del microchimerismo, dove il feto è probabilmente un ibrido, per sfruttare la maggiore tolleranza del sistema immunitario della madre nei confronti del nuovo organismo, le cui cellule possono localizzarsi nel cervello della madre e cominciare a funzionare da MAA, già con poche settimane di gestazione.

Il suo utilizzo non è perché l’alieno possa sopravvivere alla morte fisica, in attesa di un nuovo corpo, (in quanto ha una tecnologia veloce per la produzione di corpi) ne quello di creare un semplice surrogato di immortalità, ma è quello di collegarsi allo Spirito e alla Mente dell’addotto per vivere e provare, anche se parzialmente, le emozioni di Anima (un surrogato di emozioni), quando la MAA viene eliminata, cessa di esistere il suo spirito ed i suoi collegamenti ma non i suoi ricordi ed informazioni (MAP).

E’ altrettanto interessante il fatto che si affermi che lo Spirito dell’alieno si riforma a partire dal DNA, perché lo Spirito è DNA e dalla vibrazione di questo DNA nasce non solo il corpo ma anche lo Spirito dell’individuo e la Mente.

Riteniamo che il DNA umano abbia anche caratteristiche vibratorie tali da poter richiamare anche Anima, forse perché costruiti apposta in modo da funzionare da “trappola”, cosa non difficile per chi padroneggia meglio di noi le leggi dell’elettromagnetismo.

Alla luce di ciò è comprensibile il fatto che non tutti possiedono Anima, non perché non ce l’abbiano, ma forse perché incapaci di ricevere e/o trasmettere determinate frequenze, ecco perché non si è Anima, ma si può diventarlo.

In questo articolo forniamo molti spunti per riflettere e raggiungere ognuno le proprie deduzioni, senza voler essere dei maestri che spiegano chissà quale teoria, infatti qui di seguito troverete molti riferimenti per andare ad approfondire gli argomenti.

Fonte: karmaesanguefreddo.blogspot.com

Fonte originale con articolo scaricabile in pdf su www.sentistoria.org

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