Fonte: quantico-appunti.blogspot.com

Secondo un avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea il miele contenente tracce di organismi transgenici richiede una specifica autorizzazione.

– In Europa, il miele contenente tracce di OGM, anche se in minime quantità, dovrebbe essere regolarmente autorizzato dalle autorità prima della sua commercializzazione. Lo ha stabilito Yves Bot, avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, in merito alla causa tra un apicoltore tedesco, Karl Heinz Bablock, e il Land della Baviera, nei cui campi era stato seminato a scopo sperimentale il mais transgenico MON810, coltivazione autorizzata nei paesi Ue dal 1998.

Nel 2005, infatti, l’apicoltore era ricorso contro il Land in quanto era risultato che sia il polline raccolto negli alveari posti a una distanza di 500 metri dai terreni oggetto della sperimentazione, sia alcuni campioni del miele da lui prodotto presentavano tracce di DNA del MON810.

La contaminazione del polline e del miele ha sollevato una questione finora non contemplata dalla normativa, cioè se il termine “OGM”, definito all’Articolo 2 del Regolamento (EC) No 1829/2003, includa anche il materiale prodotto da piante OGM (in questo caso il polline del mais MON 810 contenente la tossina Bt) sebbene non in grado di riprodursi, e se il prodotto alimentare finale contaminato dal mais transgenico debba essere soggetto a un diverso iter valutativo. Secondo l’avvocato della Corte, il polline dove sono state riscontrate tracce di mais MON810 non è un OGM in sé in quanto non è un organismo vivente, ma costituisce invece un ingrediente, in quanto e’ utilizzato nel processo di preparazione dei prodotti apicoli, quali miele e integratori alimentari.

Un alimento che contiene materiale di una pianta geneticamente modificata va considerato, però, come prodotto da un OGM, indipendentemente dal fatto che tale materiale sia presente per una contaminazione accidentale, e la sua vendita dovrebbe essere regolamentata separatamente.

L’avvocato Yves Bot ha precisato inoltre che “il rischio che un alimento geneticamente modificato può comportare per la salute umana prescinde dalla consapevolezza o meno dell’introduzione di tale materiale derivante da una varietà vegetale geneticamente modificata”. Il parere, richiesto alla Corte Ue dal tribunale tedesco nel caso C-442/09 Bablock – Freistaat Bayern, non è vincolante, ma nella maggioranza dei casi la Corte di giustizia ne adotta la posizione.

Per saperne di più:

fonte:fondazionedirittigenetici.org

 

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