– Daniel Estulin –

Riceviamo e pubblichiamo con grande piacere questo articolo inviatoci da Daniel Estulin che ringraziamo per l’attenzione e la disponibilità.

Il 7 giugno 2009, il quotidiano australiano Herald Sun, ha pubblicato il seguente articolo: “Fino a 20 missili X-55 con capacità nucleare e quattro testate nucleari da 200 kilotoni sono stati rubati da un gruppo di ex ufficiali ombra dei servizi di intelligence in Russia e in Ucraina. Sei di questi missili e due testate nucleari sarebbero stati poi portati in Iran con il consenso dei servizi segreti di questo paese. Sei missili e due testate nucleari sono stati inviati in Cina. Tali accordi sono stati valutati in oltre 126 milioni di dollari”.

La storia inizia negli anni ’80 quando il governo sovietico ha ripreso la sua collaborazione tecnico-militare con l’Iran.

Nel 1986 Mikhail Gorbachev ha firmato un ordine esecutivo segreto del Politburo: “Circa il trasporto di attrezzature speciali in Iran nel 1986-1987, l’invio di esperti militari di Iran e la formazione di esperti iraniani nella gestione delle operazioni, e la riparazione di attrezzature speciali “. Quelli che effettuarono questa operazione furono un gruppo di ex burocrati sovietici di alto livello del complesso militare-industriale che ha lavorato in stretto coordinamento con il GRU-l’intelligence militare in seguito collegata a Dick Cheney: Yuri Masliukov, Leonard Vid e Alexander Fain.

Masliukov ha comandato il complesso militare-industriale sovietico durante la sua presidenza della Commissione Militare-industriale del Consiglio dei ministri dell’URSS. La Commissione coordinava il lavoro del complesso militare-industriale sovietico e l’import-export di armi dalla doppia tecnologia, sia legali che illegali. Ha avuto anche un ruolo fondamentale nel contrastare il lavoro del COCOM, il Comitato di coordinamento per il controllo dell’esportazione Mutual (Comitato di coordinamento per il controllo multilaterale delle esportazioni, in inglese). Questa organizzazione internazionale, composta da 17 Stati membri della NATO controllava l’esportazione da ovest verso i paesi del blocco orientale.

L’Unione Sovietica ha risposto con la creazione di un sistema efficiente contro l’embargo COCOM. Sistema che includeva le organizzazioni commerciali, il KGB, il GRU, l’industria e l’Accademia delle Scienze. Ha creato migliaia di aziende all’estero, sono stati spesi miliardi di dollari di budget per queste attività. Il tutto supervisionato da Masliukov, l’allora Primo Vice Primo Ministro, per Fain, capo progettista di aziende impegnate nella produzione militare relativamente al settore nucleare. Successivamente è stato nominato Direttore Generale di Alfa-Eco Group (il maggiore azionista di Alfa Bank). Alpha Bank è strettamente associata con Dick Cheney. Grazie agli sforzi di Fain, Alfa-Group ha gettato le basi del contratto per la costruzione della stazione Bushehr in Iran.


La cospirazione

Nel giugno 1998, l’ala neoconservatrice del partito repubblicano guidato da Cheney e Rumsfeld sviluppò una strategia per stabilire il controllo americano nella regione del Golfo Persico che includeva i futuri interventi militari in Iraq e in Iran. Una guerra contro l’Iraq era molto più facile da giustificare di una contro l’Iran a causa della cattiva reputazione del regime di Saddam dopo la sua aggressione al Kuwait. L’ottenimento di un “casus belli” contro l’Iran sarebbe stato molto più problematico. Non c’erano sanzioni internazionali contro l’Iran, nonostante la feroce retorica anti-israeliana: gli alti funzionari iraniani conducevano una prudente politica estera e i servizi di intelligence del paese agivano correttamente. In sintesi, presentare una leggendaria prova delle Nazioni Unite di fronte al mondo dell’esistenza di armi di distruzione di massa in Iran non avrebbe aiutato, sarebbero mancate le armi reali. L’Iran avrebbe dovuto essere colto in flagranza di violazione del regime di non proliferazione. La questione sarebbe stata allora: come sedurre l’Iran in modo da farlo alla fine soccombere alla trappola mortale?

E’ ovvio che le armi di distruzione di massa dovevano fuoriuscire dal territorio della ex Unione Sovietica. Come spingere quindi l’Iran ad abboccare? Solo una società privata con risorse finanziarie e connessioni avrebbe potuto aiutare Cheney e questa società fu il Gruppo Alfa.

L’intelligenza e l’alto comando iraniano conosceva e aveva fiducia in Masliukov, Vid e Fain. Dopo tutto, avevano fatto propaganda sovietica per la vendita di armi all’Iran e servito le linee di credito per il progetto di Bushehr. Inoltre, il Gruppo Alfa aveva una vasta rete di società estere per nascondere le operazioni finanziarie della transazione, mentre Masliukov faceva affidamento sui suoi contatti, utilizzati sul mercato nero di armi per effettuare l’operazione.

Una volta che i repubblicani vinsero le elezioni nel 2000, il complotto fu messo in opera.

Il guastafeste

L’operazione per creare un “casus belli” contro l’Iran è durato più di un anno ed è stato il risultato di una confluenza molto particolare di attività e interessi politici dei diversi gruppi di potere negli Stati Uniti, Russia, Ucraina, Iran e Cina. Si sviluppò senza intoppi e nel 2002 il gruppo Cheney-Rumsfeld aveva l’ambito asso nella manica. L’Iran aveva infatti violato il diritto internazionale per quanto riguarda le armi di distruzione di massa e meritato un bel bombardamento.

Fu allora che qualcosa andò storto, e in malo modo.

Il pastore battista Alexander Turchinov era estraneo alla comunità di intelligence e ai suoi giochi fraudolenti. Fu nominato capo della SBU (servizi segreti ucraini) a seguito di accordi complessi di potere a lungo termine tra le fazioni “orangiste” a Kiev. Quando all’inizio della primavera del 2005 Turchinov prese conoscenza del dossier del caso X-55, si rese conto dell’ampiezza della cospirazione che offuscava l’immagine dell’Ucraina: un Paese capace di qualsiasi crimine, in cambio di denaro, compreso il fatto di armare con armi di distruzione di massa ai nuovi-eletti nemici dell’umanità: i terroristi islamici.

Turchinov inviò un suo stretto collaboratore, l’ex generale SBU Kozhemiakin in Israele in una spedizione per cercare prove. E gli israeliani sapevano molto, non aveva importanza il risultato del gioco di Cheney, gli X-55 iraniani erano a Tel Aviv ed Haifa, non a New York, Il Cairo o a Riyadh.

Secondo i registri israeliani dati a Kozhemiakin, l’operazione fu condotta sotto la supervisione della ditta privata di intelligence Diligence LLC, guidata dall’ambasciatore di Reagan in Germania, Richard Burt, e da Alpha Capital, oscuro monopolio dell’oligarca russo Mikhail Friedman, della presidenza del Congresso ebraico russo. Questo è il caso di Barbour Griffith & Rogers, una delle lobby più influenti della destra a Washington, vicina alla famiglia Bush.

Nel mese di aprile dello stesso anno, il presidente ucraino Victor Yushenko fu costretto a riconoscere la vendita illegale di missili strategici a lunga gettata X-55 verso l’Iran e la Cina da parte dell’Ucraina, ammettendo che, secondo l’investigazione ufficiale dello stato ucraino, “…avevano garantito agli Iraniani e ai Cinesi il trasferimento dei pagamenti relativi al caso attraverso un’impresa di investimento controllata a Gibilterra e Cipro “.

Documenti cinesi

Nel maggio del 2000, i Cinesi ricevettero una mezza dozzina di X-55, missili a lunga gettata estremamente precisi, in grado di assicurare il successo del tiro, con una carica di 200 kiloton atomici ad una distanza di 3.000 km. I cinesi, il Cremlino e l’Ucraina non si resero conto che questa vendita era una trappola su misura, progettata dall’ex vice presidente Dick Cheney, il Pentagono e il Dipartimento di Stato.

Vi sono prove sostanziali che indicano che i neocons pianificarono una guerra preventiva contro la Cina prima, nel 1998. Questo è ciò che Brzezinski chiamò la nuova “Santa Alleanza” tra gli Stati Uniti, Russia, Israele e India contro la Cina, il mondo musulmano e la “vecchia Europa”. Il suo ragionamento era semplice: “Perché aspettare fino a quando i cinesi saranno più forti di noi?”. Non dimenticate che Libby e Paul Wolfowitz crearono la tesi sull’attacco preventivo contro qualsiasi paese che avrebbe sfidato la supremazia globale degli Stati Uniti. Il piano folle consisteva in una rivoluzione permanente in tutto il mondo. L’Iraq era un aperitivo. Quindi l’Iran sarebbe stato abbattuto con forza e avrebbe avuto una propria rivoluzione arancione. Questo darebbe il controllo sulle riserve di petrolio ai neocons  e, quindi, sul futuro della Cina e aprirebbe la strada ad una rivoluzione democratica nel paese: Tiananmen “parte seconda”. Che altro possono fare gli americani amanti della libertà contro “quei russi” che stanno armando i cinesi comunisti con armi di distruzione di massa? Una volta che il regime comunista cinese si converte alla democrazia, il destino della Russia è segnato.

Fonte:http://informarexresistere.fr