L’insegnamenti spirituali di Ramana Maharshi

Tratto dal libro:

 

Chi sono io?

Poiché tutti gli esseri viventi vorrebbero essere sempre completamente felici, poiché la felicità è la sola causa dell’amore, per raggiungere quella felicità che costituisce la propria natura e che viene vissuta nello stato di sonno profondo, in cui si arresta ogni processo mentale, si dovrebbe conoscere il proprio Sé. Il mezzo principale che conduce a questo scopo è la via della conoscenza: l’interrogativo< Chi sono io?>.

 

1) Chi sono io?

Non sono il corpo grossolano che si costituisce dei sette umori (dhatus); non sono i cinque organi di percezione che percepiscano rispettivamente i suoni, il contatto i colori, i sapori e gli odori; non sono i cinque organi di azione con le loro rispettive funzioni del parlare, muoversi, afferrare, espellere e generare; non sono i cinque soffi vitali, prana, appanna, vana, umana e samana che sono predisposti alle cinque funzioni di inspirazione; non sono neppure la mente che pensa; non sono la nescienza che raccoglie soltanto le impressioni residue degli oggetti e in cui non esistano né oggetti, né funzioni.

 

2) Se non sono niente di tutto questo, chi sono io allora?

Dopo aver negato tutto ciò che è stato precedentemente menzionato, in quanto <né questo né questo> rimane l’unica Coscienza che io sono.

 

3) Cos’è la Coscienza?

La coscienza è esistenza-coscienza-beatitudine.

 

4) Quando avviene la prima realizzazione del Sé?

Quando si sopprime il mondo, che è l’oggetto visibile,si realizza il Sé, che è il soggetto vedente.

 

5) Non si può realizzare il Sè finché esiste il mondo(considerato come reale)?

No, non si può.

 

6) Perché?

Il soggetto e l’oggetto possono essere paragonati alla corda e al serpente. Finché si scambia erroneamente la corda per un serpente, non emerge la conoscenza della corda, che è il dato reale sottostante. Così pure, finché si è convinti che il mondo è reale, non si realizza il Sé, che è il sostrato.

 

7) Come si rimuove il mondo, che è l’oggetto visibile?

Quando la mente, che è causa di ogni cognizione e azione diventa quiescente, il mondo scompare.

 

8) Cos’è la mente?

Ciò che viene chiamato mente è uno straordinario potere che risiede nel Sé e fà sì che si originino tutti i pensieri. Senza i pensieri non può esistere la mente, giacché i pensieri sono il suo elemento costitutivo. Senza i pensieri non esiste neppure alcuna entità autonoma chiamata mondo. Nello stato di sonno profondo i pensieri si arrestano e il mondo non esiste. Nello stato di veglia e di sogno, tornano ad esserci i pensieri ed anche il mondo. Proprio come il ragno, che estrae dal proprio corpo il filo con cui tesse, dapprima, la ragnatela e poi ricaccia nuovamente quel filo dentro di sé, così la mente proietta il mondo all’esterno e si risolve nel mondo. Quando la mente esce dal Sé, appare il mondo. Pertanto, quando il mondo appare (come reale), il Sé scompare e quando, viceversa, appare (splende) il Sé, il mondo scompare.

Se si esplora a fondo la natura della mente, quest’ultima, infine, scompare e subentra il Sé (come parte residua). Ciò che s’intende per il Sé è l’Amman. L’esistenza della mente, non essendo dotata di un’esistenza autonoma, è sempre legata a qualcosa di materiale. La mente è ciò che viene definito il corpo sottile o l’anima ( jiva).

 

9) Quale via bisogna seguire per arrivare a realizzare la natura della mente?

La parte del corpo che emerge come <IO> è la mente. Se si cercasse di sapere in quale punto del corpo, in particolare, si origina questo pensiero del’ <IO> , si scoprirebbe che è il cuore. Il cuore è, dunque, il punto in cui si origina la mente. Anche se si pensa continuamente <IO> , <IO>, si giunge a questa conclusione. Di tutti i pensieri che si presentano alla mente il pensiero del'<IO> è il primo e , soltanto in seguito a questo, potranno emergere gli altri pensieri. Soltanto dopo la comparsa del pronome personale di prima persona compariranno anche i pronomi di seconda e di terza; senza il primo pronome personale non possano, infatti, esserci il secondo e il terzo.

 

10) Com’è che la mente diventa quiescente?

Chiedendosi: <Chi sono io?>. Questo pensiero <Chi sono io> sopprimerà, infatti, ogni altro pensiero come il bastone usato per attizzare il fuoco di una pira che, dopo essere servito al suo scopo, viene bruciato. A quel punto ci potrà essere l’autorganizzazione.

 

11) Qul è il mezzo per concentrarsi sul pensiero <Chi sono io?>

Non si dovrebbero seguire passivamente tutti gli altri pensieri che si presentano alla mente, ma bisognerebbe chiedersi: <Chi li ha formulati?>. Non importa quanti pensieri sopraggiungano. Appena si presenta un nuovo pensiero, bisognerebbe chiedersi puntualmente. < A chi è venuto in mente tale pensiero?> .

La conseguente risposta sarebbe: <A me>. Se allora, a quel punto, ci si chiedesse: <Chi sono io?>, la mente risalirebbe alla propria origine e il pensiero appena emerso diventerebbe quiescente. Ripetendo continuamente questo processo, la mente imparerà, infine, a rimanere alla propria fonte. Quando la mente, che è sottile, si allontana dal cuore e attraversa il cervello e gli organi di percezione, appaiono i nomi e le forme grossolane; quando invece rimane nel cuore, nomi e forme scompaiono. Trattenere òa mente nel cuore e non permetterle di uscire, è ciò che viene chiamato< Interiorità> ( antar-mukha). Fare uscire la mente dal cuore, è ciò che viene definito, al contrario, < Esteriorità> ( bahir-mukha). Pertanto, se la mente rimane nel cuore, l’ <IO> , che è la fonte di tutti i pensieri scomparirà, e al suo posto risplenderà il Sé eterno. Qualunque cosa si faccia, ci si deve liberare dal senso dell’io e in questo modo tutto apparirà come la natura di Shiva (Dio).

 

12) Non esistono altri mezzi per rendere la mete quiescente?

Non esistono mezzi adeguati che non siano l’investigazione. Se si cercasse di controllare la mente con altri mezzi, soltanto in apparenza la mente sarebbe sotto controllo e, alla prima occasione, riemergerebbe. Anche attraverso il controllo della respirazione, la mente può divenire quiescente, ma solo finché il respiro è controllato. Quando si riprende a respirare normalmente , la mente comincerà di nuovo a spostarsi e vagherò sollecitata dalle impressioni residue. La mente e il respiro hanno la medesima origine. L’ elemento costitutivo della mente è, infatti, il pensiero. E il primo pensiero della mente è il pensiero del'<IO>, ossia, il senso del’ IO. E nel momento in cui si origina il senso del’ IO si origina anche il respiro. Quando la mente diviene, dunque, quiescente anche il respiro è sotto controllo e , viceversa, quando si controlla il respiro, la mente diviene quiescente. Nello stato di sonno profondo, sebbene la mente sia quiescente, il respiro, tuttavia, non s’interrompe per la volontà di Dio, affinché il corpo si conservi e non dia l’impressione di essere morto. Anche quando la mente diviene quiescente nello stato di veglia e nel samadhi, il respiro è sotto controllo. Il respiro è l’aspetto grossolano della mente. Fino al momento della morte, la mente trattiene il respiro nel corpo e quando il corpo muore, la mente lo prende con sé. La tecnica di controllo della respirazione contribuisce, dunque, soltanto a rendere la mente quiescente (manonasa). Oltre alla tecnica di controllo della respirazione, anche la meditazione sulle varie manifestazioni di Dio, la ripetizione di mantra e il digiuno contribuiscono a rendere la mente quiescente.

Con la meditazione sulle manifestazioni di Dio e la ripetizione di mantra, la mente si concentrerà su di un solo punto, ma continuerà a vagare. Come quando viene data una catena ad un elefante perché la prenda con la proboscide, l’animale afferrerà soltanto la catena, così pure quando la mente è impegnata con un nome o una forza, afferrerà questa soltanto. Quando, invece, la mente si espande sotto forma di infiniti pensieri, ciascun pensiero in sé la indebolisce, ma non appena i pensieri scompaiono, la mente diventa forte e concentrata e , a quel punto, l’autoinvestigazione diventerà un gioco da ragazzi. Tra tutte le regole restrittive, quella che prevede l’assunzione di cibo sattvico in piccole quantità è la migliore; osservando questa regola, aumenterà la qualità sattvica della mente e ciò faciliterà l’autoinvestigazione.

 

13) Le impressioni residue degli oggetti (i pensieri) appaiono infinite come le onde dell’oceano. Quando scompaiono del tutto?

Man mano che la meditazione sul Sé diventa sempre più intensa, i pensieri vengono rimossi.

 

14) E’ possibile rimuovere le impressioni residue degli oggetti che provengono, per così dire, dal’ inizio dei tempi e rimanere il puro Sé?

Bisognerebbe continuare a meditare sul Sé, senza chiedersi: < E’ possibile o no?>. Anche un grande peccatore, non dovrebbe preoccuparsi, continuando a lamentarsi < Sono un peccatore, come potrò riscattarmi?>, ma dovrebbe cercare di rimuovere completamente il pensiero < Sono un peccatore> e concentrarsi a fondo nella meditazione sul Sé e, in questo modo, avrebbe sicuramente successo. Non esistono due menti: una cattiva e una buona; la mente è una sola.

Sono le impressioni residue che possono essere di due tipi: favorevoli e sfavorevoli. Quando la mente è sotto l’influsso di impressioni sfavorevoli viene considerata cattiva.

Non si dovrebbe rivolgere la mente alle cose del mondo e all’operato altrui. Per quanto malvagi possano essere gli individui, non si dovrebbero mai odiare nessuno. Si dovrebbe evitare sia l’odio sia il desiderio.

Tutto ciò che si fa agli altri lo facciamo a noi stessi. Una volta compresa tale verità, chi si negherebbe al prossimo? Quando emerge il proprio IO, emergono tutti gli altri IO, quando il proprio IO diventa quiescente, tutti gli altri IO diventano qiescenti. Nella misura in cui ci comportiamo con umiltà possiamo ottenere buoni risultati. Quando la mente è quiescente, si pio vivere dovunque.

 

15) Per quanto tempo si dovrebbe praticare l’autoinvestigazione?

Fino a quando nella mente permangono le impressioni degli oggetti, è necessaria la domanda < Chi sono io?>. Non appena sorgono dei pensieri, in quello stesso momento devono essere rimossi e nel luogo preciso in cui hanno avuto origine, attraverso l’autoinvestigazione. Se si medita continuamente sul Sé, non ci sarà spazio per nient’altro, finchè non si raggiunge il Sé. Finchè ci sono dei nemici all’interno della fortezza, questi continueranno a balzare fuori; se li annientiamo non appena vengono fuori, riusciremo ad espugnare la fortezza.

 

16) Cos’è il Sé?

Il Sé è la sola realtà. Il mondo, l’anima individuale e Dio sono soltanto sue manifestazioni che appaiono e scompaiono allo stesso tempo, come l’argento nella madreperla.

Il Sé si trova in quella dimensione in cui non esiste assolutamente il pensiero dell’IO e che viene chiamata in Silenzio. Il Sé è il mondo, è l’ Io, è Dio e tutto è Shiva, il Sé.

 

17) E’ tutto opera di Dio?

Il sole sorge senza bisogno di alcun desiderio, decisione o sforzo e, grazie semplicemente alla sua presenza, la pietra arroventata emette calore, il loto fiorisce, l’acqua evapora; gli esseri umani lavorano e si riposano. Come l’ ago si sposta a causa della calamità, così grazie alla semplice esistenza di Dio, le anime governate dalle tre funzioni (cosmiche) o dalla quintuplice attività divina compiono le loro azioni e si riposano, in base al loro rispettivo karma. Dio non ha in sè alcuna risoluzione né è legato ad alcun karma. E? come l’ agire del mondo che non condiziona il sole o come i pregi e i difetti degli altri quattro elementi che non riguardano l’etere onnipervadente.

 

18) Chi è il migliore dei devoti?

Chi rinuncia a se stesso per il Sé, che è poi Dio, è il migliore dei devoti. Rinunciare a se stesso per Dio significa dimorare sempre nel Sé e non lasciare spazio ad alcun pensiero che non sia quello del Sé.

Dio sopporterà qualunque peso si assuma. Dal momento che il potere supremo di Dio fa sì che le cose si muovano, perché dovremmo, senza sottometterci a lui, preoccuparci continuamente pensando cosa e perché si dovrebbe fare e cosa e perché non si dovrebbe fare? Sappiamo che il treno trasporta anche le merci, perché allora dovremmo trasportare il nostro piccolo bagaglio sulla testa con nostro sommo disagio, invece di sistemarlo nel treno e sentirci a nostro agio?

 

19) Che cosa è il non-attaccamento?

Non-attaccamento significa sopprimere completamente i pensieri non appena sorgono, nel punto in cui si sono originati. Come il pescatore di perle si lega una pietra alla vita e si immerge nel fondo del mare alla ricerca di perle, così ognuno di noi dovrebbe essere dotato di non-attaccamento, immergersi interiormente e scoprire la perla del Sé.

20) Non è possibile per Dio e per il guru determinare la liberazione di un’ anima?

Dio e il guru indicano soltanto la via che conduce alla liberazione, ma non conducono essi stessi l’anima alla liberazione.

In fondo, Dio e il guru non sono differenti. Come la preda che è caduta nelle fauci di una tigre non ha scampo, così coloro che si sono imbattuti nello sguardo benevolo del guru, non potranno perdersi, perché verranno salvati da lui. Tuttavia, ognuno dovrebbe sforzarsi di intraprendere il sentiero indicato da Dio o dal guru e ottenere la liberazione. Si può conoscere se stessi soltanto coi propri occhi di saggezza e non con quelli altrui. Colui che è Rama ha bisogno di uno specchio per sapere che è Rama?

 

21) Chi aspira alla liberazione deve conoscere le categorie (tattvas)?

Come chi vuole disfarsi dei rifiuti non ha bisogno di analizzarli e di veder come sono fatti, così chi vuole conoscere il Sé non ha bisogno di conoscere il numero delle categorie o di scoprire le loro caratteristiche; ciò che deve fare è respingere le categorie che nascondono il Sé. Si dovrebbe considerare il mondo nient’altro che un sogno.

 

22) Non c’è differenza tra lo stato di veglia e quello di sogno?

Lo stato di veglia dura a lungo, mentre lo stato di sogno è breve; a parte ciò, non vi è nessun’altra differenza. Così come gli avvenimenti nello stato di veglia sembrano reali mentre si è svegli, così quelli che accadono in un sogno sembrano altrettanto reali mentre si sta sognando. Nello stato di sogno la mente assume un altro corpo. Sia nella veglia che nel sogno, pensieri, nomi e forme vengono vissuti direttamente.

 

23) Vi è qualche utilità nel leggere dei libri per coloro che hanno difficoltà a rilassarsi?

Tutti i testi affermano che allo scopo di ottenere il rilassamento è necessario rendere quieta la mente; pertanto, il loro insegnamento è in definitiva proprio questo; una volta che si sia compreso ciò, non vi sarà alcun bisogno di continuare senza fine tali letture. Per poter acquietare la mente occorre soltanto ricercare in se stessi che cosa sia il Sé; come sarebbe possibile compiere una tale ricerca nei libri?

Ognuno dovrebbe essere in grado di ritrovare il proprio Sé con l’occhio della saggezza. Il Sé è contenuto nei suoi cinque involucri, ma i libri sono fuori di essi, non è di alcuna utilità cercarlo nei libri. Verrà un giorno in cui si dovrà dimenticare tutto ciò che si è imparato.

 

24) Che cos’è la felicità

La felicità è la reale natura del Sé; felicità e Sé non sono diversi. Non vi è felicità in alcun oggetto del mondo.

A causa della nostra ignoranza, noi immaginiamo che la felicità possa venire a noi dagli oggetti. Quando la mente si allontana dal Sé, essa sperimenta l’infelicità. In verità, quando i suoi desideri sono soddisfatti, essa fa ritorno al luogo che le è proprio e gode della felicità del Sé. In modo analogo, negli stati di sonno, nel samadhi, o durante uno svenimento, così come quando l’oggetto desiderato è stato ottenuto — ovvero l’oggetto sgradito rimosso– la mente torna a volgersi nuovamente verso l’interiorità e gode della pura felicità del Sé. In tal modo la mente si muove senza sosta, alternativamente allontanandosi dal Sé e ritornando ad esso. Sotto un albero l’ombra è piacevole; fuori di essa, all’aperto, il calore del sole è bruciante. Una persona che ha camminato sotto il sole prova refrigerio quando raggiunge l’ombra. Ma una persona che continuamente si allontanasse dall’ombra per andare sotto il sole e poi tornasse saggia rimarrebbe continuamente sotto l’ombra. Similmente, la mente di colui che conosce la verità non abbandona mai il Brahman.

La mente di colui che ignora, al contrario, si rivolge verso il mondo, si sente infelice e per breve tempo torna di tanto in tanto al Brahman per riassaporare la felicità.

 

 

 

 

Annunci