Molti hanno sentito o letto articoli sulla presunta conoscenza astronomica avanzata da parte di una popolazione africana chiamata DOGON.

Si è voluto portare alla vostra conoscenza un’informazione il più possibile obiettiva tra le poche e scarse informazioni che si trovano in rete.

DAL SITO : http://misteri.interfree.it/dogon.htm

Le origini del mistero: all’inizio del 1976, in Gran Bretagna, venne pubblicato un libro intitolato The Sirius Mystery, autore Robert Temple. Questi, nato negli Stati Uniti nel 1945, ha frequentato l’Università della Pennsylvania a Filadelfia dove ha studiato lingue e letterature orientali compreso il sanscrito. Nel corso del 1965 un amico di Temple, Arthur Young, appassionato di mitologie, gli segnalò l’esistenza di un testo (African Worlds, 1954) concernente i costumi e le usanze di svariate etnie africane. Uno dei capitoli accennava brevemente ai Dogon e alle loro teorie cosmologiche raccolte dagli antropologi francesi Griaule e Dieterlen. In realtà, le successive speculazioni di Temple sulle presunte conoscenze astronomiche dei Dogon presero spunto da un articolo tecnico (Un Systeme Soudanais de Sirius, Journal de la Societè des Africainistes, 1950) degli studiosi sopra menzionati. Quest’ultimo era frutto di ricerche condotte dal 1946 al 1950 presso talune tribù dogon. Quattro sacerdoti avevano deciso di svelare alcuni arcani segreti a Griaule che pare si fosse guadagnato la loro fiducia. Le tradizioni piu’ occulte narravano che attorno a Sirio A (Sigi tolo) orbitava un’altra stella, Sirio B (Po tolo o Digitaria), descrivendo una traiettoria ellittica in circa 50 anni. La rotazione di Digitaria su se stessa avveniva invece in un anno. I saggi dogon sapevano che la materia costituente Sirio B era alquanto densa e pesante. A queste nozioni se ne aggiungevano altre non meno eclatanti: esisterebbe una terza stella nel sistema siriano, Sirio C (Emme ya), quattro volte più leggera di Sirio B ed orbitante anch’essa in 50 anni attorno a Sirio A lungo una traiettoria di maggiore lunghezza. Nel 1965 uscì Le Renard Pale (La volpe pallida), opera in cui la Dieterlen aggiungeva ulteriori riflessioni sulle conoscenze dei Dogon in merito al sistema siriano. In realtà venivano forniti ulteriori “scoop” inerenti all’approfondita astronomia di quel popolo africano. Gli eruditi dogon asserivano che la Luna è un pianeta arido e privo di vita, Giove possiede quattro satelliti, Saturno è provvisto di un anello che lo circonda, tutti i corpi celesti (tolo tanaze) del nostro sistema planetario orbitano attorno al Sole ed infine che la Via Lattea ha una struttura a spirale. Il Mistero di Sirio di Temple, ultima versione (Edizioni Piemme, 1998), riprende ed amplia i concetti elencati sinora. L’opera si dilunga sulle antiche tradizioni degli Egizi, dei Sumeri e dei Greci relativamente alla stella Sirio. Temple fornisce, in modo opinabile, un complesso mosaico di cognizioni astronomiche desumibili da leggende e da testi che sembrano alludere a Sirio B ed al numero 50 (periodo di rivoluzione dell’astro). Lo scrittore americano, avvalendosi pesantemente de La Renard Pale, reputa che la dottrina dei Dogon derivi dal contatto con esseri intelligenti anfibi, i Nommo, provenienti da un pianeta di Sirio C. Cerchiamo di fare un pò di chiarezza in questo ginepraio di congetture.

Sistema di Sirio: Sirio A dista dalla Terra 8, 7 anni luce (a.l. = 9460 miliardi di Km), ha una massa più che doppia rispetto al Sole ed emana 23 volte più luce; Sirio B possiede invece una massa appena superiore a quella del nostro astro ma il suo diametro è 30 volte inferiore. Ciò comporta una densità interna media di 25.000 grammi per centimetro cubo (materia ultradensa). L’astrofisica moderna stima l’età del sistema di Sirio in 130/330 milioni di anni. Un dato significativo poiché è assai remota (per non dire impossibile) la probabilità che, in qualche eventuale pianeta del sistema siriano, la vita abbia avuto il tempo necessario di svilupparsi. Sulla Terra, i primi batteri sono apparsi dopo 900 milioni di anni e le cellule con nucleo dopo 3 miliardi di anni. Ovviamente non si possono giudicare batteri e cellule creature intelligenti. La teoria dell’evoluzione stellare ha pure dimostrato che Sirio B, un tempo, doveva essere più massiccia di Sirio A. Si trattava infatti di una stella gigante rossa che si liberò degli strati esterni per evolvere in nana bianca. Tre quarti della massa originaria, soffiati via da potenti venti stellari, avrebbero potuto investire i pianeti vicini.

Sirio C: Temple, nel tentativo di accreditare le ipotesi ventilate nel proprio libro, cita un articolo scientifico elaborato da due astronomi francesi, Benest e Duvent. Il loro lavoro è apparso sulla rivista Astronomy and Astrophysics nel 1995. Sussistono però delle forti discrepanze tra quanto afferma l’Americano e le tesi degli studiosi. In dettaglio: 1) Benest e Duvent non si dicono certi dell’esistenza di Sirio C; 2) la possibile presenza del terzo astro è rilevabile da perturbazioni sul sistema di Sirio A/B (nessuna osservazione ottica); 3) Sirio C orbiterebbe attorno a Sirio A in 6 anni, quindi non in 50 come postulato da Temple; 4) la massa di Sirio C dovrebbe essere 1/20 di quella solare (non certo 1/4 come avvallato in The Sirius Mystery); 5) secondo Temple, Sirio C percorrerebbe una traiettoria orbitale più lunga di Sirio B, in realtà è l’esatto contrario.

Se i dati presentati nell’articolo scientifico sono corretti, Sirio C disterebbe da Sirio A circa 640 milioni di chilometri quindi un pianeta, orbitante attorno alla piccola stella, potrebbe avvicinarsi pericolosamente all’astro principale del sistema. Va aggiunto che la crosta superficiale del proto-pianeta di Sirio C per formarsi, dopo un periodo di raffreddamento, avrebbe impiegato qualche centinaio di milioni di anni cioè l’età attuale (stimata) del sistema di Sirio. Privo di un’adeguata atmosfera, tutto il corpo celeste sarebbe stato bombardato da radiazioni e meteoriti. In sostanza, è arduo ipotizzare condizioni così avverse alla nascita della vita sulla superficie planetaria.

Conclusioni: Un Systeme Soudanais de Sirius di Griaule e Dieterlen è un articolo abbastanza oscuro ed i presunti riferimenti a Sirio B/C sono tutt’altro che lampanti. I Dogon, secondo gli antropologi francesi, conoscono le quattro principali lune di Giove e la struttura della Via Lattea, ma ignorano l’esistenza di alcuni pianeti come Urano o Nettuno. In Le Renard Pale viene confermato che la tribù del Mali’ pone Saturno ai confini estremi del sistema solare. Van Beek e Boujou, studiosi che hanno trascorso dieci anni presso i Dogon, non riscontrano conoscenze astronomiche approfondite né il sistema di Sirio assume per la popolazione importanza insolita. Ugualmente mendace è la teoria che parla di miti e segreti custoditi gelosamente da una casta di sacerdoti o stregoni. Ciò è stato appurato da Van Beek. Dobbiamo perciò supporre che le interpretazioni di Griaule e Dieterlen, nella migliore delle ipotesi, siano errate*, se non addirittura intenzionalmente ingannevoli e capziose.

Osservazioni aggiuntive su Sirio A/B: la distanza angolare (distanza apparente di due corpi celesti in cielo) tra Sirio A e B varia da 12 secondi d’arco (1″ = angolo sotteso da una moneta di 100 lire alla distanza di 6 Km), all’afelio, sino a 4 secondi d’arco al perielio. Un uomo dotato di vista acuta può osservare, come separati, due oggetti che distino almeno 90 secondi d’arco. Sirio A ha una magnitudine visuale pari a – 1, 5 mentre Sirio B sfiora appena la magnitudine 8, 5. Questa stella è dunque 10.000 volte più debole della sua ragguardevole compagna. La luce ed il fulgore di Sirio A, quindi, eclissano la debole Sirio B. Nessun membro della tribù dogon avrebbe potuto scorgere la piccola nana bianca, anche avvalendosi di un telescopio di modeste dimensioni.

Febe: i Dogon accennano ad una “stella della decima luna” che Temple interpreta come base spaziale da cui sarebbe giunta sulla Terra l’astronave dei Nommo. Lo scrittore si spinge oltre e congettura che quella base sia la decima luna di un pianeta del sistema solare. Individua il candidato ideale in Febe, satellite di Saturno, che orbita con moto retrogrado, ha densità molto bassa quindi cavo (conclusione di Temple) ed è la decima luna di Saturno in ordine di grandezza. Questa ultima asserzione non corrisponde al vero. Diametro e massa, pongono Febe al nono posto ed un satellite di Saturno, Epimeteo, ha densità perfino inferiore (dunque cavo?!). Temple forse ignora che Giove e Urano constano di un numero di lune superiore a dieci. Perché un loro satellite non è stato preso in considerazione? Si osservi che con elevata frequenza, negli ultimi anni, vengono scovate nuove lune aventi massa e dimensioni modeste. L’argomentazione di Temple mi pare perciò del tutto infondata.

Curiosità: a pagina 387 de Il mistero di Sirio (Edizioni Piemme), Temple prospetta che gli Oannes, mitici esseri anfibi fondatori della civiltà babilonese, possano identificarsi con i Nommo dei Dogon. Per Zecharia Sitchin, altro ingegnoso indagatore di antiche culture, le leggende sugli Oannes concernono creature dette Nefilim (termine ebraico), ovvero ” coloro che sono stati gettati giù “. Ciò è indicativo del caos che regna tra questi pseudo-ricercatori: i Nefilim, sentenzia Sitchin, provengono da uno sconosciuto e remoto pianeta del nostro sistema solare, non certo da Sirio C! Ai posteri l’ardua sentenza.

* I due studiosi, non conoscendo i dialetti delle varie tribù, dovettero affidarsi ad interpreti locali. Ciò inficia parzialmente il loro lavoro poiché non esiste una precisa corrispondenza fra vocaboli francesi e termini dogon. Ancora più indecifrabile è il simbolismo, con annesse raffigurazioni, che dovrebbe riferirsi alle orbite stellari.

DAL SITO :http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100246

I Dogon sono una popolazione che vive vicino Mandiagara, 300 Km a sud di Timbuctu, nel Mali. Due antropologi, Marcel Griaule e Germaine Dieterlen, li hanno studiati dal 1931 al 1952, e hanno descritto una cerimonia associata con la stella Sirio, che si tiene ogni 60 anni. Griaule e Dieterlen sostengono che i Dogon hanno diverse conoscenze sul sistema di Sirio che non è possibile ottenere se non con mezzi “moderni”. In particolare conoscono l’esistenza di una stella compagna (Sirio B, indicata dalla freccia accanto alla luminosissima Sirio A), che ruota attorno a Sirio con un periodo di 50 anni, e che è composta di materia incredibilmente pesante. Sirio B è visible solo con un telescopio di discrete dimensioni, e la sua massa è stata determinata con tutto l’armamentario teorico dell’astronomia dell’inizio del secolo. Griaule e Dieterlen non fanno nessuna ipotesi su come i Dogon siano venuti a conoscere questi fatti. La storia ha avuto però un “boom” con un libro di Robert Temple, in cui questi ha ipotizzato che i Dogon conoscessero questi fatti da almeno 500 anni, e che li avessero appresi da esseri anfibi provenienti da Sirio. Altri “studiosi” ipotizzano che le conoscenze derivassero dagli egizi, e che questi ultimi avessero telescopi in grado di vedere Sirio B. Tutte queste ipotesi sono basate su elementi a dir poco inconsistenti. Nessuno di questi “studiosi” ha fatto ulteriori ricerche, ma hanno semplicemente lavorato di fantasia sugli studi di Griaule e Dieterlen. Ad es. la datazione di 500 anni dipende dal fatto che i Dogon costruiscono una maschera cerimoniale ad ogni cerimonia. In un sito sono state trovate 6 maschere, più due cumuli di polvere che potrebbero essere altre 2 maschere. In ogni caso, pur ammettendo che questo porti indietro a 480 anni fa, dimostrerebbe solo che il rito è molto antico. L’esitenza di telescopi egizi è stata invece dedotta dal ritrovamento di una sfera di vetro ben lavorata, che dimostrerebbe che gli egizi potevano lavorare il vetro, quindi potevano fare delle lenti, quindi potevano fare dei telescopi, quindi potevano fare dei grossi telescopi. Un ulteriore revival di questa storia, sempre senza che nessuno raccogliesse ulteriori elementi sul campo, è sorto quando sostenitori dell’afrocentrismo hanno ipotizzato che le popolazioni africane potessero vedere stelle molto deboli ad occhio nudo, per misteriose proprietà della melanina. Il lavoro di Griaule e Dieterlen è stato criticato per molti aspetti. I due hanno sempre lavorato con interpreti, e tutta la storia di Sirio deriva da interviste ad una singola persona. Non hanno tenuto conto del fatto che i Dogon tendono ad evitare ogni forma di contrasto, e quindi a non contraddire una persona stimata e rispettata (come erano loro) se questa fa ipotesi un po’ strampalate. Griaule e Dieterlen affermano che i Dogon conoscono pure una terza compagna di Sirio, che non è conosciuta. L’interpretazione della stella compagna come una stella doppia è scarsamente documentabile anche dal lavoro dei due antropologi. Ma la cosa che fa crollare miseramente la teoria è che i Dogon non sono inaccessibili. Sono una delle etnie più studiate del centrafrica, e nessuno ha mai trovato traccia delle conoscenze anomale. Al di fuori praticamente dell’informatore di Griaule e Dieterlen, nessuno ha mai sentito parlare di stelle compagne, o di periodi di 50 anni, o di materia ultrapesante. Questo non è spiegabile con conoscenze segrete, perché i Dogon non hanno un corpo mitico segreto. La conoscenza è diffusa, senza una casta che custodisce i segreti religiosi. Walter Van Beek, che ha passato 11 anni tra i Dogon, ha trovato che pochissimi Dogon utilizzano i nomi Sigu Tolo e Po Tolo (Sirio A e Sirio B secondo Griaule). L’importanza di Sirio è minima nella loro cultura. Nessuno, neppure gli informatori di Griaule, hanno idea che Sirio sia una stella doppia. Jacky Boujou, che di anni coi Dogon ne ha passato 10, concorda in pieno. E sottolinea che le teorie di Griaule possono essere interpretazioni distorte di quest’ultimo, confermate per spirito di armonia dal suo interlocutore. Sagan ha ipotizzato che le conoscenze anomale potessero essere il frutto di racconti di visitatori occidentali, poi entrate nella cultura Dogon. Anche se l’ipotesi non è improbabile, i Dogon hanno miti “bianchi” diventati in meno di una generazione parte della loro cultura, alla luce di quanto visto sopra direi che l’ipotesi non è necessaria.

PER SAPERNE DI PIÙ

Boujou J.: Comment. Current Antrophology n.12 p. 159 (1991).

Bullard T. E.: “Ancient Astronauts”, in The Encyclopedia of the Paranormal, ed. G. Stein (Amherst, N.Y.: Prometheus Books, 1996), pp. 30-31.

Comoretto G.: Il mistero dei Dogon e Sirio B.

Carrol R. T.: Skeptic’s Dictionary: “The Dogon and Sirius”.

Griaule, M.: Dieterlen G.: “Conversations With Ogotemmeli: An Introduction to Dogon Religious Ideas” (1948, reprint Oxford University Press 1997).

Griaule M., Dieterlen G.: “Un sisteme soudanais de Sirius”, Journal de la Societe des Africanistes, n. 20 p. 273-294 (1950).

Oberg J., “The Sirius Mystery”.

Ortiz de Montellano B. R.: “The Dogon People Revisited”, Skeptic Inquirer, n. 20(6), p. 39.

Peter J., e Thorpe N.: “Ancient Mysteries” (Ballantine Books, 1999).

Randi J.: (Ed. Avverbi, 1999), pp. 92-95.

Sagan C.: “Broca’s Brain” (New York: Random House, 1979) ch. 6.

Temple R. G.: “The Sirius Mystery”, (London, Sidwick and Jackson, 1976, fuori stampa).

Temple R. G.: “The Sirius Mystery: New Scientific Evidence for Alien Contact 5, 000 Years Ago” (Destiny Books, 1998).

Van Beek W. E. A.: 1991 “Dogon restudies. A field evaluation of the work of Marcel Griaule”, Ancient and Modern, I. Van Settima ed., 7-26. New Brunswick: Transaction Books, (1991).

Fonte: http://misteri.interfree.it

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