Super bolle occupano metà Via Lattea 

ROMA – Si estendono per circa 50.000 anni luce, circa meta’ del diametro della Via Lattea, e sono probabilmente le ceneri di una colossale ‘eruzione’ del buco nero al centro della nostra galassia: sono due gigantesche bolle di energia scoperte dal satellite Fermi al quale l’Italia partecipa a fianco della Nasa con Agenzia Spaziale Italiana(Asi), Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

”Vediamo due bolle che emettono raggi gamma e che si estendono sopra e sotto il piano galattico per 25.000 anni luce a nord e 25.000 anni luce a sud del centro della galassia” ha osservato l’astronomo americano Doug Finkbeiner, del centro Harvard-Smithsonian uno degli autori dello studio che descrive le strutture, in via di pubblicazione sulla rivista The Astrophysical Journal.

Le bolle, visibili in una foto diffusa dalla Nasa, si espandono per oltre meta’ del cielo, dalla costellazione della Vergine a quella della Gru e potrebbero essere nate anche milioni di anni fa. La forma delle strutture e l’emissione di raggi gamma suggerisce che la coppia di bolle potrebbe essere il risultato di un vasto e rapido rilascio di energia anche se la sorgente resta ancora un mistero. Fra le ipotesi piu’ verosimili secondo gli scienziati: le due bolle potrebbero essere getti molto particolari emessi dal supermassivo buco nero al centro della Via Lattea o potrebbero essersi formate dal flusso di gas proveniente da regioni ad alta formazione stellare.

”Lo studio non nasce all’interno della collaborazione Fermi ma anche noi avevamo visto questa enorme struttura”, ha osservato la responsabile dell’utilizzo scientifico dei dati di Fermi per l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Patrizia Caraveo. ”La struttura potrebbe essere interpretata – ha aggiunto – o come due bolle di energia prodotte dal centro della galassia dove sappiamo che c’e’ un buco nero o come una singola struttura che per caso intercetta il centro della galassia e potrebbe addirittura essere anche vicinissima a noi”. ”E’ difficile – ha aggiunto – definire bene la distanze della struttura dal momento che anche noi ci troviamo nella Via Lattea”. Il risultato e’ molto interessante, ha concluso Caraveo, e ora ”dobbiamo ragionare per comprendere quale e’ la migliore interpretazione da dare a questi dati”.

Preso da:  http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/curiosita/2010/11/10/visualizza_new.html_1702267823.html?idPhoto=1

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